Centro zen Vicenza

Le nostre pubblicazioni

CHE TEMPO E', ADESSO?
Discorsi di dharma


di Salvatore Shōgaku Sottile


Perchè una raccolta di discorsi di dharma in epoca di pandemia?
Una prima ragione è eminentemente pratica; con il Centro forzatamente chiuso per pandemia e la pratica condivisa sospesa, occorreva trovare un nuovo modo per proseguire l'indagine. Così, invece di prodursi, come solitamente accade, nel vivo dell'intreccio della Comunità e nell'oralità, queste esortazioni sono diventate testi scritti, lettere d'amore, messaggi in bottiglia affinché non si interrompesse quel che, in verità, non può interrompersi, la pratica infinita del dharma, l'attualizzazione e realizzazione del voto che abbiamo pronunciato. E ora che è passato più di un anno da quando tutto è cominciato, ci è venuta l'idea di raccoglierli in volume, in modo che risulti vivido il filo rosso dei nostri propositi e delle nostre indagini. 

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QUATTRO PASSI CON DŌGEN
Zen: istruzioni per l'uso


di Salvatore Shōgaku Sottile


Come si affronta un gigante come Dōgen?
Verrebbe da dire vivendo come ha vissuto, monaco riformatore del Buddhismo Zen in uno dei momenti più travagliati del Giappone medievale e, nello stesso tempo, pensatore tra i più originali e profondi.
 Ma non basta. Perché la querelle è imperniata sulla possibilità stessa di un approccio eminentemente, se non esclusivamente, di tipo accademico-filosofico. Shunryu Suzuki, per esempio, l'ha detta così: "A volte sento che c'è qualcosa di blasfemo nel discettare sulla grande perfezione del Buddhismo inteso come filosofia, o nell'insegnarlo senza conoscerne la vera essenza."

Ora, senza tirare in ballo alcuna blasfemia, siamo ben consci che il pensiero di Dōgen non appartenga ai giapponesi o allo Zen, così come Platone non è proprietà greca; pure, non è da trascurare il fatto che quel pensiero si produca a partire dalla vita e pratica religiosa messa in atto e senza la quale, semplicemente, non ci sarebbe stato alcun pensiero.

CERCANDO UN AGO NEL PAGLIAIO (del Dharma)
Conversazioni sulla pratica Zen

di Salvatore Shōgaku Sottile e Marta Joshin Bonaldo

Prima di scoprire che non c'è nessun ago in nessun pagliaio, la pratica consiste di aghi e di pagliai. Prima di scoprire quanto siamo soli, ed infinitamente in compagnia, sulla Via, si crede indispensabile domandare in giro. Prima di scoprire che non c'è alcun sé, oltre il quale bisogna andare, si crede che occorra andare oltre se stessi.
Succede anche questo in un Centro di pratica Zen di città. Succede, cioè, o così appare al principiante, che il tempo della pratica formale, il tempo di "prima di scoprire che", scivoli via senza che sia stato possibile provare a chiarificare le perplessità e buttare fuori da sé ogni dubbio.
Il silenzio, l'oralità e la presenza fisica dei praticanti, al Centro, naturalmente è essenziale. Ma la nostra vita s'è fatta convulsa e, prima di scoprire come si pratichi con ogni cosa, un allenamento limitato alle maglie di poche ore, due volte alla settimana, o qualche domenica, è davvero poca cosa.
Ecco, allora, che tra una giovane praticante e il monaco anziano del Centro, da sé, è nata una conversazione a distanza che abbiamo voluto rendere disponibile a quanti frequentano con una certa assiduità la nostra pratica.
Si tratta, sostanzialmente, di domande sincere e di risposte altrettanto sincere, senza particolari accorgimenti e senza reti di protezione. Come sarebbe stato se quelle questioni fossero state poste durante le sedute formali.
L'intento non è di voler insegnare qualcosa a qualcuno, se non dar corda all'indagine di chi quelle domande ha formulato, nonché provare a mettere pietre d'inciampo sul cammino di chi a quelle domande ha provato a rispondere.

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EPICURO DI SAMO MAESTRO ZEN
di Salvatore Shōgaku Sottile

 Lo Zen e il messaggio di Epicuro presentano numerose analogie. I praticanti dello Zen sono figli del sorriso di Mahakasyapa, Epicuro raccomanda ai suoi di ridere, parlare di filosofia e godersi le amicizie più strette. 
Il monaco Zen Salvatore Shogaku Sottile mette in evidenza queste analogie e confronta le due dottrine: il Dharma e l’epicureismo, ma senza indulgere nell’omologazione. 
Epicuro resta Epicuro e lo Zen non è altro che lo Zen.