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Shunryu Suzuki



  Testi tradizionali - Sandokai
Di Sekito Kisen - commenti di Shunryu Suzuki Roshi


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Undicesima conferenza

Non dovremmo essere troppo attaccati alle parole e alle regole.

Udire le parole, comprenderne il significato;

non costruirti i tuoi propri standard di giudizio.

Se non comprendi la via che ti sta davanti,

come potrai riconoscere il sentiero mentre cammini?

"Udire le parole, comprenderne il significato" – Koto wo uke te wa subekaraku shu wo esu beshi.
Koto significa "parole".Koto include inoltre ogni cosa: parole, cose, idee che vediamo e udiamo. Uke te significa "ricevere" oppure "ascoltare". Shu è "la sorgente dell’insegnamento", oltre le parole. Quando ascoltate le parole dovreste comprendere la sorgente dell’insegnamento. Diciamo che le parole o l’insegnamento sono il dito che indica la luna. Le parole semplicemente suggeriscono il significato reale della verità. Se vi attaccate al dito che indica la luna, non riuscite a vedere la luna. Non dobbiamo attaccarci alle parole, ma dobbiamo al contempo conoscere il significato delle parole.

Al tempo di Sekito ogni maestro aveva il proprio modo di insegnare ai suoi discepoli. Quando i discepoli si attaccarono alle parole del proprio insegnante o al suo modo di insegnare, si formarono le diverse scuole dello Zen, e diventò difficile per i discepoli riconoscere la vera via. Di fatto, chiedersi quale fosse la vera via era già sbagliato. Ogni maestro proponeva il vero insegnamento, alla sua maniera, dalla stessa sorgente trasmessa dal Buddha. Attaccarsi alle parole tralasciando (non conoscendo) la sorgente dell’insegnamento è sbagliato, e questo è ciò che molti insegnanti e studenti fecero al tempo di Sekito. Ecco perché Sekito dice: Se ricevi delle parole, comprendi la sorgente dell’insegnamento trasmessa dal Buddha, sorgente che è al di là il modo personale del maestro di esprimere o suggerire la verità.

Il prossimo verso è "Non costruirti i tuoi propri standard di giudizio." Non si dovrebbero stabilire delle regole per se stessi; non ci si dovrebbe troppo attaccare alle regole o esserne avviluppati. La maggioranza delle persone fa così. Quando si dice "E’ giusto" oppure "E’ sbagliato" si stabiliscono delle regole per se stessi. E dal momento che siete voi a dirvelo, vi ci attaccate e ne rimanete avviluppati. Questo è il motivo per cui lo Zen si è diviso in molte vie e in molte scuole – Soto, Rinzai, Obaku, Ummon, Hogen e Igyo. In origine c’era un solo insegnamento, ma ogni insegnante e i suoi discepoli fondarono una scuola, e si fissarono sulla via della loro "famiglia", restandone avviluppati. Comprendevano l’insegnamento del Buddha nel loro modo, fissandosi su questa comprensione che ritenevano il vero insegnamento del Buddha. In altre parole, si fissarono sul dito che indica la luna. Se tre maestri indicano la luna, ognuno ha il suo dito, e quindi si formano tre scuole. Ma la luna è una sola. Ecco perché Sekito ci raccomanda di non stabilire le nostre regole personali.

Ciò è particolarmente importante per la nostra pratica. Noi siamo tenuti a stabilire le nostre regole. "Queste sono le regole di Tassajara," diciamo. Ma le regole sono il dito che indica sul come portare avanti una buona pratica a Tassajara in accordo con la situazione. Le regole sono importanti, ma non dovreste pensare: "Questo è l’unico modo," "Le nostre regole corrispondono al vero insegnamento permanente," oppure "Le loro regole sono sbagliate." Non dobbiamo fissarci sul nostro modo di comprendere la realtà. Ciò che è buono per qualcuno non è sempre buono per un altro. Così non si possono costruire regole uguali per tutti. Le regole sono importanti, ma non attaccatevi ad esse e non imponetele agli altri.

Quando entrate in un monastero non dovreste pensare, "Ho il mio modo." Se venite a Tassajara dovete sottostare al regolamento di Tassajara. Non dovete stabilire le vostre proprie regole. Vedere la luna attraverso le regole di Tassajara è il modo di praticare a Tassajara. Le regole non sono il punto. Il punto è l’insegnamento che le regole veicolano. Osservando le regole si comprende in modo naturale il vero insegnamento.

Questo punto può non essere colto sin dall’inizio. La maggioranza delle persone iniziano a studiare lo Zen per conoscere ciò che è lo Zen. Questo è già sbagliato. Stanno solamente cercando una comprensione o delle regole per se stessi.

Il modo di studiare lo Zen dovrebbe essere simile al modo in cui un pesce mangia. Non cerca di infilarsi in bocca ogni cosa che incontra. Semplicemente nuota qua e là. E se incontra qualcosa di buono – amm! Anche se fa molto caldo, voi osservate le regole di Tassajara, mangiando nello zendo caldo come un pesce nuota qua e là, e se vi arriva qualcosa di buono – amm! Se fate così, vi arriva qualcosa. Non so se ve ne rendete conto oppure no, ma fintanto che seguite le regole, otterrete qualcosa. Anche se non ottenete nulla o non studiare niente, di fatto studiate, come un pesce che non sa cosa sta mangiando. Ecco tutto. Dovremmo studiare lo Zen in questo modo. Capire non significa capire qualcosa con la testa.

Se chiedete "Cos’è buono?" ad un praticante Zen, la sua risposta è "Ciò che devi fare è buono e ciò che non devi fare è cattivo." Ecco tutto. Non stiamo molto a crogiolarci sul buono e sul cattivo.

Doghen Zenji dice, "Il potere del "non dovresti" è buono." Ciò è qualcosa di intuitivo, la funzione più celata (profonda, nascosta) di noi stessi, la nostra natura innata. La nostra natura innata ha la sua propria funzione prima di dire "buono" o "cattivo". Talvolta è buono e talvolta è cattivo. questa è la nostra comprensione. Ma la nostra natura innata è oltre l’idea di buono e di cattivo. Chiedersi perché pratichiamo zazen con questa calura porta alla confusione. Dovremmo essere come un pesce, che nuota qua e là nel fiume. Questo è il praticante Zen. Doghen Zenji disse, "L’uccello non ha bisogno di conoscere i confini del cielo o ciò che è il cielo prima di volarvi." Gli uccelli semplicemente volano nel vasto cielo. Così noi pratichiamo zazen.

Non tentate di costruirvi delle regole per voi stessi. Queste sono parole molto severe. Sembrano non significare molto, ma Sekito, nel dire questo, vi sta aspettando con un grosso bastone. Se dite qualcosa, risponde, "Non costruirti le tue regole! Non cercare di capire con la tua testa!" Vi aspetta così! [Suzuki Roshi solleva il bastone come se fosse pronto a colpire.] Non possiamo dire niente. Hai [Si] - ecco tutto. Non c’è nemmeno bisogno di dire hai! Dovete agire come i muli o gli asini -.

Si potrebbe pensare che ciò sia arrendersi completamente, ma non è così. E’ il modo per comprendere la sorgente dell’insegnamento. Siamo abituati a chiederci che cosa sia la sorgente. Non è qualcosa che si coglie attraverso le parole., ma qualcosa che si manifesta quando si vive naturalmente ed intuitivamente senza dire "buono" o "cattivo." Il tempo scorre, non abbiamo tempo per dire "buono" o "cattivo." attimo dopo attimo dovremmo seguire il flusso del tempo. Dovremmo andare con li tempo. Quando siete stanchi di fare qualcosa, parlate di questo o quel modo, giusto per ammazzare il tempo. Ma quando vedete che la verdura nell’orto è quasi completamente appassita per il caldo, non avete molto tempo per discutere quale sia il modo appropriato per intervenire. Mentre discutete, vi cresce la fame. I cucinieri dovrebbero andare in cucina a preparare il cibo per il prossimo pasto. Questa è la cosa più importante.

Ciò non vuol dire che è tempo perso pensare alle cose. E buono pensare alle cose, ma non dobbiamo attaccarci troppo alle parole o alle regole. Questo è un punto molto delicato. Senza ignorare le regole, senza attaccarci alle regole, continuiamo la nostra pratica a Tassajara. Questo suggerisce Sekito.

Poi dice, "Se non comprendi la via che ti sta davanti, come potrai riconoscere il sentiero mentre cammini?" Il solo modo è di usare i cinque organi di senso ovunque andiate e simultaneamente comprendere la sorgente dell’insegnamento. Se non fate così, anche se muovete i piedi o praticate non cogliete la vera via.

Così la cosa più importante non sono le regole ma trovare la vera sorgente dell’insegnamento con i vostri occhi e le vostre orecchie dovunque siate. Questa è la via diretta per conoscere la vera sorgente dell’insegnamento, senza cercare di farvi una particolare via per voi stessi. Se vi attaccate alle parole, se non vedete la vera via con i vostri occhi, orecchie, naso e lingua, se vi attaccate alle regole ed ignorate l’esperienza diretta della vita di tutti i giorni, allora, anche se praticate zazen, non funziona. La cosa più importante è avere diretta esperienza della vita di tutti i giorni senza pensare "Rinzai" o "Soto", "questa via" o "quella via". Questo è il modo in cui noi compendiamo la sorgente vera dell’insegnamento trasmesso dal Buddha.

La vera via potrebbe essere un bastone. La via originale del Buddha potrebbe essere una pietra. Come disse il maestro Ummon, potrebbe essere carta igienica. Qual è la vera via? Cos’è il Buddha? Buddha è qualcosa oltre la nostra comprensione. Buddha può essere ogni cosa. Al posto della parole "Buddha" possiamo dire ""carta igienica," oppure "tre libbre di hascisc,", come fece Tozan. Così se qualcuno vi chiede, "Chi è il Buddha?" la risposta può essere "Anche tu sei Buddha." Se vi chiedono, "Cos’è la montagna?" potete rispondere, "Anche la montagna è Buddha." In Giapponese si dice mo mata – "anche." Non dite semplicemente, "Questo è Buddha." Quest’affermazione potrebbe portare ad una qualche cattiva comprensione, Ma se dite, "Anche questo è Buddha," va bene. Se vi chiedono, "Dov’è Buddha?" rispondete "Anche qui c’è Buddha." "Anche" non è così definito. Buddha può essere anche in qualche altro posto.

Il segreto della perfetta affermazione Zen è "Non è sempre così." Per il tempo che siete a Tassajara, questa è la nostra regola, ma non è sempre così. Non dimenticate questo punto. Questa è anche la regola del Buddha. Se lo sapete, non c’è pericolo e non c’è alcuna cattiva comprensione. Questo è il modo in cui vi liberate dalla pratica egoistica. Anche se pensate che state praticando la via del Buddha, siete presi in una pratica egoistica se pensate, "La via è così." Bisogna invece dire "Questa è la via di Tassajara." Ma dovete essere pronti ad accettare anche un’altra via.

Ciò è alquanto difficile – possedere una forte e vigorosa confidenza nella propria pratica ed essere sufficientemente flessibili da accettare la via di un altro. Potreste essere indotti a pensare che essere pronti ad accettare l’insegnamento di un altro non è una via vigorosa. Ma se non siete pronti ad accettare la pratica di un altro, non potete essere forti nella vostra pratica. Seguire strettamente una pratica può diventare cocciutaggine. Solamente quando siete pronti ad accettare l’opinione altrui potete dire, "Dovresti fare così!" Quando vengono altre persone, possiamo seguire il loro modo. Altrimenti non potete essere così severi con voi stessi.

Usualmente "essere severi" significa essere rigidi, essere presi dal vostro modo di capire e non far posto per una comprensione dell’altro. Se qualcuno chiedeva l’opinione del mio maestro su qualcosa, rispondeva sempre, "Se me lo chiedete, questa è la mia opinione!" [Suzuki Roshi colpisce il tavolo con il bastone.] Quando rispondeva così era molto forte. Poteva esserlo perché premetteva, "Se me lo chiedete." Questo è il nostro modo. Essere se stessi è essere pronti ad accettare anche l’altrui opinione. In ogni momento dovete sapere intuitivamente cosa fare. Ma ciò non vuol dire che dovete rigettare le altrui opinioni.

Nella vita di tutti i giorni c’è il tao, la via, e se non praticate nel mezzo delle attività di tutti i giorni, non c’è approccio alla vera via. Questo intende Sekito. Non attaccatevi alle parole. Non fatevi le vostre regole e non obbligate gli altri alle vostre regole. Non è comunque possibile obbligare gli altri alle proprie regole, perché ogni persona ha la sua propria via e dovrebbe avere la sua propria via.

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Shunryu Suzuki
da "Cetriolo Storto"
di David Chadwick
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