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Contributi

In questa sezione, che chiameremo Contributi, di volta in volta ospiteremo idee, testi e proposte che abbiamo incontrato e che ci hanno interessato.
L'interesse potrà nascere - a seconda dei casi - da una consonanza ovvero da una discordanza del contributo proposto con quanto facciamo e proponiamo noi; in ogni caso, non sarà mai neutro o indifferente.

Quanti, di coloro che ci visitano, sono interessati, possono trasmetterci dei testi che, una volta vagliati, potranno nutrire questa sezione e, magari, perché no, farla diventare strumento utile in attesa di un vero e proprio Forum di discussione!


Tutte le torture, i patimenti, i terrori (per Némesis, imperdonabili) inflitti agli animali appartengono legittimamente al dolore infinito della storia e ne modificano il senso, se ne abbia uno (patire è essere modificati: tutta la storia, da quel patire oscuro, invendicato dalla parola, il più privo di giudici e tribunali, è modificata). Appena appena, la memoria scritta ricorda le bestie di cui Roma spopolò la sua Africa, i bisonti sterminati dai pionieri insieme agli Indiani; biasimi pochi. Gli storici, e perfino i veggenti, di questo immane urlo che ci fiocina e attraversa tutta la vicenda umana, imprimendosi gravemente sulla legge cosmica del castigo, non tengono nessun conto. La grazia sia sul principe Asoka per gli editti sulla colonna – specialmente il quinto – che proclamano i diritti degli animali invece dell’orribile signoria indiscriminata dell’uomo, su William Hogarth per “The Four Stages of Cruelty”, su Jonathan Swift per aver fatto governare gli uomini dai cavalli, su Giovenale per aver avuto compassione dei cavalli di Seiano, su Emile Zola per Pologne, Trompette e Bataille, le bestie dolorose di “Geminal”, su André Abergg per la fotografia dell’agnello tra i macellai della Villette.

Guido Ceronetti, Pensieri del tè, Adelphi, Milano, 1987, pagg. 12-13

Agnello pasquale

Tiratemi fori dai libri un qualsiasi greco antico e vi dirà che uno o dieci animali sacrificati possono chiamarsi un rito propiziatorio, ma trecento-cinquecentomila messi in fila per macellazione in serie e poi a sgocciolare in giganteschi mercati refrigerati, per milioni di bocche indifferenti, e neppure affamate, in base a un appuntamento del calendario, sono peccato di Hybris, di Misura Oltrepassata, di legge divina violata, il più certo dei peccati in qualsiasi società o tempo, e l’unico che non resti mai impunito, l’unico che non sia perdonato.

Guido Ceronetti, La fragilità del pensare, Bur, Milano, 2000, pag. 20

Alberi

La ragione può così poco, nei fatti umani, che la distruzione degli alberi implacabilmente procede anche se la ragione, in sogno, si agita e grida “bisogna salvarli”.

Tragici e profeti non immaginavano quanto tragico umano e cosmico avrebbe potuto un giorno essere significato da qualche tronco d’albero abbattuto elettricamente per ordine di un assessore comunale, per fare posto a delle automobili.

Guido Ceronetti, La fragilità del pensare, Bur, Milano, 2000, pag. 21/22

Animali

Come occhi di pecore immolate,

Veniva gonfio di pietà umane

Lungo bramito, un animale offeso.

Gli animali sono un tesoro da lungo tempo perduto.

E dicono di avere abolito i sacrifici animali! Soltanto il rito hanno abolito: li sterminano ininterrottamente, illimitatamente, senza bisogno: il sacerdote si è fatto industria.

Gli animali che abbiamo torturato per malvagità e per esperimento formeranno nel Giorno Finale catene interminabili di Minossi e non serviranno a placare questi oscuri giudici (più bianchi dei mantelli dei martiri dell’Apocalisse) con becchi, code, pelo, piumaggi, i guaiti d’intercessione dei cani che fino all’ultimo ci avranno disperatamente amati.

Guido Ceronetti, La fragilità del pensare, Bur, Milano, 2000, pag. 29

Boschi

Quando siamo diventati cristiani, abbiamo subito cominciato a lordare e a distruggere i boschi sacri, e insieme la sacralità latente del bosco. Credevamo di poter fare a meno di queste forme ‘inferiori’ di religiosità. Il risultato è che niente più è sacro: nessuna forma di vita, né una sorgente d’acqua né l’oceano, né un pescegatto né l’intimità del pensiero umano. Il cuore che non sente la presenza degli Dei in un bosco è già un cuore incendiario…

Guido Ceronetti, La fragilità del pensare, Bur, Milano, 2000, pag. 50

Cacciatori

Se un cacciatore tira a un’ombra che vola e il cane gli porta, vergognoso, l’aureola bruciacchiata o un sandalo alato sforacchiato dai suoi colpi, forse getterà il fucile.

Guido Ceronetti, La fragilità del pensare, Bur, Milano, 2000, pag. 54

Cavallette

Le cavallette di Gioele sono l’uomo moderno.

Guido Ceronetti, La fragilità del pensare, Bur, Milano, 2000, pag. 65

Cavalli

Non c’è Yad-wa-shem per i sei milioni di cavalli sacrificati dagli eserciti combattenti meccanizzati tra 1939 e 1945. Nessuna cavalla-Ecuba, nessuna vavalla-Rachele attraverserà questo silenzio col suo nitrito di dolore.

Guido Ceronetti, La fragilità del pensare, Bur, Milano, 2000, pag. 65

Fiumi

La stessa gentilezza che dobbiamo avere per un fratello, scriveva un capo tribù indiano al generale Grant, dobbiamo averla per i fiumi… Le parole di questo primitivo ci fanno vergognare. Noi il Fratello Fiume lo trattiamo da fratricidi sadici…

Guido Ceronetti, La fragilità del pensare, Bur, Milano, 2000, pag. 122

Foglie

Le foglie stanno volando via dal mondo e sopra c’erano dei messaggi e degli enigmi che non abbiamo decifrato.

Guido Ceronetti, La fragilità del pensare, Bur, Milano, 2000, pag. 123

Galli

Dove i galli non cantano, la tenebra resta per ventiquattrore attaccata al giorno.

Guido Ceronetti, La fragilità del pensare, Bur, Milano, 2000, pag. 129

Inquinamento

Non capire il senso profondo e la centralità dell’inquinamento è, qualunque sia il sapere ec., una prova di idiozia.

Guido Ceronetti, La fragilità del pensare, Bur, Milano, 2000, pag. 155

Pesci

Tutta la vita vegetale e animale del fiume lottava contro il veleno, che penetrava dappertutto in quantità mortali, e i pesci soccombevano senza capire perché non fosse un pesce più grosso a farli morire, o uno scimunito armato di lenza a pigliarli all’amo.

Guido Ceronetti, La fragilità del pensare, Bur, Milano, 2000, pag. 239

Rana

Infallibile, Leopardi chiama canto la voce notturna della rana; e Leopardi era un angelo disceso, un messaggero.

Guido Ceronetti, La fragilità del pensare, Bur, Milano, 2000, pag. 259

 


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