Centro di meditazione

Testi tradizionali zen - Sandokai di Sekito kisen traduzione di Shunryu Suzuki Roshi - zazen a Vicenza

buddhista Zen Pratica di meditazione Centro di Vicenza  
Meditazione sul respiro  




Branching streams
flow in the darkness

di Shunryu Suzuki

  Testi tradizionali - Sandokai
Di Sekito Kisen - commenti di Shunryu Suzuki Roshi

Riportiamo, solo alcuni capitoli del testo tradotto interamente dall'inglese dal centro zen di vicenza.
Il testo è stato oggetto di studio durante gli incontri svolti nel 2001.


Quarta conferenza | Decima conferenza | Undicesima conferenza


Quarta Conferenza

LA GHIANDAIA BLU VOLERA’ DRITTA NEL TUO CUORE

Tutti gli oggetti dei sensi Interagiscono e tuttavia non interagiscono. L’interazione porta coinvolgimento. Altrimenti, ogni cosa tiene il suo posto. Nell’ultimo discorso ho spiegato come le persone si attacchino a ji, "le cose". Ciò è comune. La caratteristica dell’insegnamento del Buddha è di andare oltre le cose – oltre i variegati essere, idee e cose materiali. Quando diciamo "verità", di solito intendiamo qualcosa che possiamo figurarci. La verità che possiamo raffigurarci o pensare è ji. Quando andiamo oltre il mondo oggettivo e il mondo soggettivo, perveniamo alla comprensione dell’unità di ogni cosa, l’unità di oggettività e soggettività, l’unità di dentro e fuori. Per esempio, quando sedete in zazen non pensate a qualcosa né guardate qualcosa. Il vostro focus (ndr. Della vista) è quattro o cinque piedi davanti a voi, ma non vedete niente. Anche se vengono molte idee, noi non ci pensiamo – vengono dentro e fuori, questo è tutto. Non intratteniamo varie idee – non le invitiamo a restare e non serviamo loro cibo o qualcos’altro. Se entrano, okay, se escono, okay. Questo è tutto. Questo è zazen. Quando pratichiamo in questo modo, anche se non tentiamo, la nostra mente include tutto. Non siamo interessati, e non ci aspettiamo, qualcosa che esiste oltre la nostra comprensione (ndr. Reach = il prendere della mano). Di qualsiasi cosa parliamo in ogni momento è dentro alla nostra mente. Ogni cosa è dentro alla nostra mente. Ma solitamente pensiamo che ci sono molte cose: c’è questo, e questo, e questo là fuori. Nel cosmo ci sono molte stelle, ma al momento possiamo solo raggiungere la luna. Tra qualche anno potremmo raggiungere qualche altro pianeta, e poi potremmo raggiungere qualche altro sistema solare. Nel Buddismo la mente e l’essere sono uno, non sono differenti. Dal momento che non c’è limite all’essere cosmico, non c’è limite alla nostra mente; la nostra mente giunge ovunque. Essa include già le stelle, così la nostra mente non è solamente la nostra mente. E’ qualcosa di più grande della piccola mente che noi pensiamo sia la nostra mente. Questa è la nostra comprensione. La nostra mente e le cose sono uno. Così se pensate "Tutto ciò è mente", è così. Se pensate "Là è qualche altro essere" è altrettanto così. Ma per essere più precisi, quando i Buddisti dicono "questo" oppure "quello" oppure "Io", questi "questo", "quello" oppure "Io" includono ogni cosa. Ascoltate il tono di questa cosa piuttosto che semplicemente le parole. Il suono è diverso dal rumore. Il suono è qualcosa che viene dalla vostra pratica. Il rumore è qualcosa di più oggettivo, qualcosa che vi infastidisce. Se colpite un tamburo, il suono che fate è il suono della vostra pratica soggettiva, ed è anche il suono che ci incoraggia tutti. Il suono è sia soggettivo che oggettivo. In Giappone diciamo hibiki. Hibiki significa "qualcosa che va avanti e indietro come un eco". Se dite qualcosa, ci sarà feedback (ndr. ritorno) – avanti e indietro. Questo è il suono. I Buddisti concepiscono il suono come qualcosa creato nella nostra mente. Io posso pensare "L’uccello sta cantando là". Ma quando sento l’uccello, l’uccello è già me. Di fatto, non sto ascoltando l’uccello. L’uccello è già qui nella mia mente, e io sto cantando con l’uccello. Cip-cip-cip. Se pensate mentre state studiando "La ghiandaia blu sta cantando sopra il mio tetto, ma la sua voce non è così buona," questo pensiero è rumore. Quando non siete disturbati dalle ghiandaie blu, le ghiandaie voleranno dritte nel vostro cuore, e voi sarete una ghiandaia, la ghiandaia starà leggendo qualcosa, e quindi la ghiandaia non disturberà la vostra lettura. Quando pensiamo "La ghiandaia blu sopra il mio tetto non dovrebbe essere lì" questo pensiero è una comprensione alquanto primitiva dell’essere. A causa della nostra mancanza di pratica, comprendiamo le cose in questo modo. Più praticate zazen, più sarete capaci di accettare qualcosa come vostro, qualsiasi cosa sia. Questo è l’insegnamento di jiji muge della scuola Kegon (Ch. Huayen). Jiji significa "essere che non ha barriera, che non ha disturbo ". Poiché le cose sono interrelate, è difficile dire "Questo è un uccello e questo sono io ". È difficile separare la ghiandaia blu da me. Questo è jiji muge. Il testo dice, "Tutto gli oggetti dei sensi interagiscono e tuttavia non interagiscono." Anche se le cose sono interrelate, ognuno – ogni essere – può essere il boss (ndr. Il capo di se stesso, in sé). Ognuno di noi può essere il boss proprio perché siamo così interrelati. Se dico "Mel", Mel non è più solamente Mel. È uno degli studenti del centro Zen, così vedere Mel è vedere il Centro Zen. Se vedete Mel capite cos’è il Centro Zen. Ma se pensate, "Oh, è solo Mel," la vostra comprensione non è abbastanza buona. Voi non sapete chi è Mel. Se avete una buona comprensione delle cose, comprenderete l’intero mondo attraverso le cose. Ognuno di noi è il boss dell’intero mondo. E quando avete questa comprensione, realizzerete che le cose sono interrelate, e che tuttavia sono anche indipendenti. Ognuno di noi è assolutamente e completamente indipendente. Non c’è niente che vi assomigli. Voi siete voi. Dobbiamo comprendere le cose in due modi. Un modo è considerare le cose come interrelate. L’altro modo è considerare noi stessi come completamente indipendenti da ogni cosa. Quando includiamo ogni cosa in noi stessi, siamo completamente indipendenti perché non c’è niente altro con cui confrontare noi stessi. Se c’è solo una cosa, come puoi confrontare qualcosa con essa? Dal momento che non c’è niente a cui confrontarti, questa è assoluta indipendenza – non interrelato, assolutamente indipendente. Ora il testo dice, "Tutti gli oggetti dei sensi." I sensi – i nostri occhi, orecchie, naso, lingua, e corpo – sono porte, e gli oggetti dei sensi entrano da queste porte. Sono interrelati e al contempo indipendenti. Per gli occhi c’è qualcosa da vedere, per le orecchie c’è qualcosa da sentire, per il naso qualcosa da annusare, per la lingua qualcosa da assaporare, per il corpo qualcosa da toccare. Ci sono cinque tipi di oggetti per i cinque organi di senso. Questo è senso comune Buddista. Riferirsi ad essi qui nella poesia (ndr. Sutra) è semplicemente un modo di dire "ogni cosa." È lo stesso che dire " fiori e alberi, uccelli e stelle, fiumi e montagna," quando invece diciamo "ogni organo di senso e i suoi oggetti." Così i vari esseri che vediamo sono interrelati, ma allo stesso tempo, ogni essere è assolutamente indipendente ed ha il suo proprio valore. Questo valore è chiamato ri. Ri è ciò che rende qualcosa significativo, non semplicemente teorico (ndr. non solo in modo teorico). Anche se non ottenete l’illuminazione, noidiciamo che voi possedete già l’illuminazione. Chiamiamo l’illuminazione ri. Il fatto che qualcosa esista significa che c’è una ragione della sua esistenza. Io non conosco la ragione. Nessuno conosce la ragione. Ogni cosa deve avere il suo valore. È veramente strano che non ci siano due cose uguali. Non c’è niente a cui potete compararvi (ndr. che vi faccia da specchio, l’uguale a voi), così voi avete il vostro proprio valore. Questo valore non è un valore comparativo o un valore di scambio; è più di questo. Quando sedete sul cuscino in zazen avete il vostro proprio valore. Anche se questo valore è collegato ad ogni cosa, è tuttavia assoluto. Forse è meglio non dire di più. "L’interazione comporta coinvolgimento". L’uccello viene da sud in primavera e vi ritorna in autunno, attraversando montagne, fiumi, ed oceani. In questo modo, le cose sono senza fine interrelate, ovunque. "D’altro canto, ogni cosa tiene il suo posto". Ciò significa che anche se l’uccello è in qualche posto, per esempio un lago, la sua casa non è solamente il lago ma anche l’intero mondo. Questo è il modo in cui vive l’uccello. Nello Zen talvolta diciamo che ciascuno di noi è erto come una parete rocciosa. Nessuno la può scalare. Siamo completamente indipendenti. Ma nel momento in cui mi sentite dire così, dovreste comprendere anche l’altro aspetto – che siamo senza fine interrelati. Se comprendente un solo aspetto della verità, Non potete sentire ciò che sto dicendo. Se non capite le parole Zen, non capite lo Zen, non siete ancora studenti Zen. Le parole Zen sono diverse dalle parole usuali. Come una spada a doppio taglio, tagliano da entrambi i lati. Voi potete pensare che io stia tagliando in avanti, ma io sto tagliando anche dietro. Attenzione al mio bastone. Capite? Talvolta riprendo un discepolo – "No!" Gli altri studenti pensano, "Oh, è stato ripreso," ma non è così. Dal momento che non posso riprendere quello là in fondo, devo riprendere quello che mi è vicino. Ma la maggioranza delle persone pensa "Oh, il poveraccio è stato ripreso." Se pensate in questo modo non siete studenti Zen. Se qualcuno viene rimproverato dovreste fare attenzione; dovreste essere abbastanza attenti da sapere chi viene rimproverato, questo è il modo in cui noi educhiamo. Quando ero un giovane discepolo, io ed i miei fratelli di dharma andammo in un posto con il nostro insegnante e tornammo piuttosto tardi. Ci sono molti serpenti velenosi in Giappone. Il mio insegnante disse, "Voi indossate i tabi (calze bianche portate con i sandali), io no. Un serpente potrebbe mordermi, così state voi davanti". Fummo d’accordo e camminammo davanti a lui. Appena giungemmo al tempio ci disse, "Tutti seduti." Non sapevamo cosa era accaduto, ma ci sedemmo tutti davanti a lui. "Che ragazzi sconsiderati siete" disse. "Quando non porto i tabi, perché portate i tabi? Vi avevo avvertito: Non porto i tabi. Avreste dovuto capire e vi sareste dovuti togliere i tabi anche voi, invece di continuare ad indossarli e camminarmi davanti. Siete proprio stupidi." Dovremmo essere abbastanza svegli da intendere il significato oltre le parole. Questo è tutto. Dovremmo capire più di quanto viene detto. Una notte, quando ero studente al monastero di Eiheiji,* Fondato da Eihei Dogen nel XIII secolo, Eiheiji è uno dei due tempi principali (ndr. head=testa) della Scuola Soto Zen. Apersi il lato destro della porta scorrevole shoji – perché è consuetudine (ndr. tradizionale) aprire quel lato – ma fui rimproverato. "Non aprire quel lato!" mi disse un dei monaci anziani. Così il mattino seguente aprii il lato sinistro, e fui rimproverato di nuovo. "Perché apri quel lato?" Non sapevo cosa fare. Quando aprivo il lato destro venivo rimproverato, quando aprivo il lato sinistro venivo di nuovo rimproverato. Non capivo perché. Ma alla fine notai che la prima volta, c’era un ospite sul lato destro e la seconda volta un ospite sul lato sinistro. Così ambedue le volte avevo aperto il lato che esponeva l’ospite. Questo era il motivo per cui ero stato rimproverato. Ad Eiheiji non ci dicevano mai perché, ci rimproveravano e basta. Le loro parole erano a doppio taglio. Anche le parole del Sandokai sono a doppio taglio. Da un lato c’è l’interdipendenza (ego) e dall’altro l’assoluta interdipendenza (fuego). L’interdipendenza si dipana ovunque e tuttavia le cose stanno al loro posto. Questo è il punto principale del Sandokai. DISCUSSIONE Studente: Interdipendenza significa che l’uccello è il mondo, ed indipendenza significa che l’uccello è semplicemente un uccello? Suzuki Roshi: Si. Nel Sutra del Cuore si dice che la forma è vuoto e il vuoto è forma, "La forma è vuoto" – ego. e "il vuoto è forma" – fuego. (Colpo sul tavolo.) Questo è fuego. Non si può dire niente, lo si sa. E’ difficile dire cosa sia. (Di nuovo colpo sul tavolo). Studente: C’è una particolare ragione per suonare la campana quando cantiamo la prima sillaba del Mommon issai no kyo? Suzuki Roshi: Colpire la campana significa produrre un budda indipendente, un budda dopo l’altro. Gong. Budda. Appare un budda indipendente. Gong. Appare un altro budda indipendente. Quando appare il budda successivo, il budda precedente scompare. Così uno dopo l’altro, un colpo dopo l’altro, tu produci un budda, uno dopo l’altro, Questa è la nostra pratica. Studente: Roshi, oggi qualcuno ha detto, "Niente studenti, niente insegnante; niente insegnante, niente studenti." Qualcun altro ha chiesto, "Cosa fa il roshi un roshi?" e qualcuno a risposto "Perché ha studenti." Non puoi essere roshi senza studenti. Gli studenti non possono essere studenti senza un roshi. Sono entrambi indipendenti perché sono insieme. Suzuki Roshi: Si, insieme. Senza studenti, niente insegnante. E gli studenti incoraggiano l’insegnante. E’ veramente così. Se non avessi studenti mi lascerei andare ogni giorno. Per il fatto che ho così tanti studenti che mi guardano, devo fare qualcosa; devo studiare per tenere le lezioni. Se non ci fossero lezioni, non studierei. Ma allo stesso tempo mi vergognerei di me stesso se studiassi solo per svolgere la lezione. Così di solito, quando studio per una lezione parto per un’altra direzione, seguo qualcosa di interessante, e il più delle volte non studio per la lezione. Tuttaia, se non studio non mi sento bene. Dal momento che sento la necessità di prepararmi per la lezione, incomincio a studiare. Ma appena incomincio, perdo la rotta e studio per il gusto di studiare, non semplicemente per dare una lezione. Le cose vanno senza fine in questo modo. E va bene così. Un giorno, ciò che studio aiuterà degli studenti. Non so quando. Studiamo semplicemente per sentirci bene e pratichiamo zazen solo per sentirci meglio. Nessuno sa cosa ci capiterà dopo che ci saremo seduti per uno, due, dieci anni. Nessuno lo sa, ed è giusto che nessuno lo sappia. Al momento, ci sediamo in zazen semplicemente per sentirci bene. In seconda battuta questa pratica senza scopo ci aiuterà.

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