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Epicuro di Samo

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Introduzione | Le cose e il cosmo | Le cose il cosmo e noi | La conoscenza e il limite | La pratica del limite | L'anima e il tempo | Il processo della percezione in Epicuro | Alcune sentenze vaticane | Al posto di una conclusione | Note

Le cose il cosmo e noi

Non separando i piaceri della vita dai bisogni della vita, lo studio della sensazione indica la via della saggezza. Vivere è sentire. Partiamo da qui. Anche perché, se no, non si saprebbe letteralmente da dove partire. La sensazione, difatti, è l’unico strumento di misurazione che l’uomo possiede per dire dell’esistenza o della non esistenza delle cose e di sé. La ragione non possiede una verità sua da contrapporre o aggiungere a quella del senso, ma ha soltanto la funzione, tutta subordinata, di controllare le sensazioni, per superarne l’inevitabile parzialità e addivenire ad una visione integrale della realtà. Del resto la stessa ragione, e l’anima di cui essa è parte, non sono altro che aggregati atomici anch’essi, formazioni naturali; donde la proclamazione del principio generale della priorità della natura sulla ragione, sia come criterio di verità e di bene, sia anche come origine della umana civiltà.. L’origine delle cose, per Epicuro, non è mai al di là della loro sensazione; essa -l’origine- è là nel momento in cui si sente (senza un sistema nervoso, un cervello e dei sensi fatti in quel particolarissimo modo, non vi sarebbe essere umano, non vi saremmo noi in grado di sentire il mondo. In questo senso si dice che tutto ciò insieme origina il mondo). Non che la sensazione crei la cosa; ma il sentirla le dà forma. E poiché, per Epicuro, non esistono cose in sé, ma ogni cosa –come abbiamo visto- è un aggregato di altre cose tutte cangianti ed interdipendenti, ecco che, nel particolare di ogni occasione , ciò che la sensazione attesta a saperla leggere correttamente (e questo insegna Epicuro) è l’intreccio, la pluralità o molteplicità delle cose stesse nella mutevolezza continua del loro divenire. Per Epicuro tutto ciò che viene percepito è vero e reale, poiché non vi è alcuna differenza fra dire che qualcosa è vero e dire che questo qualche cosa esiste.. Così, dunque, la verità non è un accordo logico fra proposizioni compatibili, ma è un tutt’uno con la realtà; la sensazione non è affatto una costruzione soggettiva, ma ciò attraverso cui la realtà è per noi presente. La sensazione nasce dal contatto di due presenze, di due corpi . Ecco, in un colpo solo, schiarito il panorama. Ecco perché, di solito, non si capisce la sensazione epicurea. Perché, cioè, la si legge connessa al soggetto che la sperimenta, alla coscienza che, condizionata, la interpreta condizionatamente. Da ciò ogni devianza. - .. la sensazione non è affatto una costruzione soggettiva, ma ciò attraverso cui la realtà è per noi presente. La sensazione nasce dal contatto di due presenze, di due corpi. Per il falco che si specchia nel lago è esattamente così: vero e reale sono indivisibili e indubitabile è il fatto che, una volta entrato nel cerchio conoscitivo del lago, vi è realtà, vi è verità. Da quest’ottica ciò che Epicuro tenta di dire è che -a determinate condizioni che poi vedremo di interrogare- quella sensazione che sembra soggettività espansa, non ha nulla di soggettivo, di opinione, ma rappresenta lo strumento attraverso il quale ciò che è reale e perciò vero si fa conoscere. Scrive Diogene Laerzio : Ogni sensazione infatti, dice Epicuro, è irrazionale e non partecipa della memoria. Né si produce da se stessa, né, prodotta da qualcos’altro, può aggiungervi o togliervi alcunché. Né vi è alcunché che possa confutarla. Non può una sensazione omogenea confutarne un’altra omogenea in quanto ambedue hanno lo stesso valore; né una eterogenea un’altra eterogenea, perché non costituiscono criteri dello stesso oggetto; né il ragionamento, perché ogni ragionamento dipende dalle sensazioni, né infine l’una può confutare l’altra perché a tutte ci atteniamo. E il fatto che la sensazione attinge la realtà conferma la veridicità dei sensi. E’ un fatto che noi vediamo e sentiamo, così come soffriamo. Per cui anche riguardo alle cose che non cadono sotto i sensi bisogna procedere nell’induzione partendo dai fenomeni. E infatti anche tutte le nozioni provengono dalle sensazioni, per incidenza, analogia, somiglianza, unione, intervenendovi anche in parte il ragionamento… Ecco, quindi, la sensazione divenire il tramite specifico tra la materia e il suo esibirsi da un lato, e la struttura percettiva (dei sensi e della mente) dall’altro. Per sensazione Epicuro intende la via che conduce al conseguimento del ben-essere nel divenire, cioè lo strumento che consente l’identificazione autentica (criterio di verità) del modo in cui nel cosmo si organizzano pieno e vuoto. Ma lasciamo parlare J. Brun, che, qui, ha pagine notevoli: La sensazione è il dato grezzo, o più esattamente, il dato per eccellenza, pertanto la ragione non ne deve giustificare la fondatezza; per questo Epicuro dice che le sensazioni sono alogiche, vale a dire non incomprensibili o assurde, ma che si rifanno a qualcosa che è anteriore alla ragione. In realtà non bisogna rendere conto alla ragione delle sensazioni, ma alle sensazioni della ragione. Non dobbiamo, perciò, essere troppo severi con quelli che -Plutarco e Cicerone, per esempio - dicono che tutto ciò sembra caduto dal cielo. Plutarco: Se, quando uno dice che un vino è aspro, mentre un altro lo trova dolce, nessuno dei due è ingannato dalla propria sensazione, come può il vino essere in sé aspro piuttosto che dolce? O ancora: Si sa che spesso uno stesso bagno può essere per alcuni bollente e per altri freddo: per gli uni bisogna aggiungervi dell’acqua fredda, per gli altri dell’acqua calda.. Se allora nessuna sensazione è più vera di un’altra, si può dedurre che l’acqua non è né calda né fredda. Se diciamo che sembra diversa a persone differenti, si torna ad ammettere (se tutte le sensazioni sono vere) che l’acqua è sia fredda che calda . Ah il grande Plutarco in che ginepraio si è andato a cacciare! Talmente generalizzato fu l’ostracismo scatenato contro Epicuro che perfino menti per solito acute argomentano come ciabatte. Commenta, difatti, Jean Brun: Epicuro risponderebbe, forse, che una sensazione è sempre una sensazione per qualcuno, l’acqua è sempre fredda per qualcuno e mai per se stessa . Ben gli sta! A tal proposito Lucrezio scrive: Quale testimonianza è più degna di fede di quella dei sensi? Se essi ci ingannano, è forse la ragione che potrà deporre contro di loro, la ragione che dai sensi è generata? Se si suppone che i sensi siano ingannatori, la ragione stessa diventa menzognera a sua volta. Oppure la vista sarà corretta dall’udito? L’udito dal tatto? E il tatto verrà convinto dell’errore dal gusto? L’olfatto confonderà gli altri sensi? E gli occhi? Nulla di tutto questo, a mio parere, a ciascun senso sono distribuiti poteri limitati, funzioni proprie… ne consegue che i sensi sono incapaci di esercitare un controllo gli uni sugli altri, dal momento che dobbiamo fidarci di loro allo stesso modo. Di conseguenza le loro percezioni di qualsiasi istante sono vere. Non la sensazione è ingannevole, dunque, non questa sensazione, quanto l’opinione che vi aggiungiamo. E cos’è l’opinione? Esattamente quello stato per cui smettiamo di essere un lago che accoglie ogni cosa per essere una coscienza che discrimina, sceglie e giudica. E a questo punto come lamentarci del fatto che lo specchio è rotto in mille schegge? Ancora Lucrezio: La maggior parte di questi errori sono dovuti a giudizi sui fatti che la mente esprime spontaneamente, facendoci vedere ciò che i nostri sensi in realtà non hanno visto. Poiché nulla è più difficile che il distinguere la verità dalle ipotesi che la nostra mente vi aggiunge di suo. Sesto Empirico: Lo specifico della sensazione è di cogliere soltanto ciò che è presente e non di dire che l’oggetto è qui in un certo modo e là in un altro . Infine, il grande Eraclito: Non è che Eraclito critichi le sensazioni. Egli loda anzi la vista e l’udito, ma ciò che condanna è il trasformare l’apprensione sensoriale in qualcosa di stabile, esistente fuori di noi. L’esperienza dei sensi noi l’afferriamo istantaneamente e poi la lasciamo cadere; se vogliamo fissarla, inchiodarla, la falsifichiamo. Questo è il significato dei frammenti che tradizionalmente vengono interpretati a sostegno di una presunta dottrina eraclitea del divenire. Eraclito non crede che il divenire sia più reale dell’essere; crede semplicemente che ogni "opinione è una malattia sacra", ossia che ogni elaborazione delle impressioni sensoriali in un mondo di oggetti permanenti sia illusionistica. Si potrebbe continuare ma, per quanto ci riguarda, è tutto detto. Quel che il discorso epicureo sulla sensazione pone è esattamente quanto, nella pratica del Dharma buddhista, si chiama illusione, si chiama cecità. La pratica del Dharma, difatti, non trova la propria specificità proprio in questo ritornare a vedere soltanto ciò che è presente?

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