Le cose e il cosmo
La scienza della natura, per Epicuro, non si risolve in una fisica
quale è la cosmologia di Democrito o, per altro verso, quella
di Aristotele. La scienza epicurea si distingue da ogni sapere sistematico
o di universale coerenza dei fenomeni naturali. Essa non riguarda
lorigine da cui le cose iniziano e di cui sono costituite, né
illustra una natura prima e ultima delle cose (è il nobile
silenzio del Buddha sulle questioni metafisiche), bensì illustra
il modo della relazione tra il soggetto e le cose. Se per la fisica
di Democrito gli elementi originari sono in primo luogo latomo
e il vuoto, per Epicuro gli elementi originari sono gli aggregati.
Loggetto, la cosa, non è più in sé, ma,
vicina o distante, albero o stella, è nellordine dellinsieme
che procede la conoscenza (synoràn: vedere insieme, riferire
di nuovo insieme) . Nella Lettera ad Erodoto, il testo in cui Epicuro
illustra la dottrina fisica, luomo è soggetto conoscente
in quanto è corpo, ossia unità fisiologica in trasformazione
continua, secondo la teoria atomica, che in tal modo diventa il fondamento
scientifico dellintera dottrina. ..ogni cosa esistente: sasso,
pianta, animale, uomo o dio, è sempre soltanto un aggregato
di atomi; ogni evento che accade, ogni processo di aumento o diminuzione,
di alterazione, di nascita e di morte, è sempre soltanto il
risultato di uno spostarsi degli atomi nello spazio vuoto. Da questa
concezione delluniverso segue, sempre con limpida coerenza,
la risposta al problema della verità: se non esiste altra realtà
fuori del corpo, non esisterà altra conoscenza fuori del contatto
con il corpo e cioè della sensazione. Ne riparleremo. Al momento,
basti meditare quanto abbiamo appena appreso: la corporeità
della conoscenza che, per il tramite della sensazione, diventa il
pilastro su cui innalzare ogni discorso; laggregarsi degli atomi,
come costituzione di una tale corporeità; e, in fine, o meglio
in origine, latomo (indistruttibile ed eterno) e il vuoto (che
si inferisce dalla realtà del movimento). E il momento
di assaporare la prosa epicurea: Dobbiamo indagare su quello che sfugge
allesperienza sensibile prendendo questo come punto fermo: in
primo luogo, non vè nulla che derivi dal non essere;
altrimenti tutto nascerebbe da tutto, né ci sarebbe alcun bisogno
di semi. E analogamente se ciò che viene meno si dissolvesse
nel nulla tutte le cose avrebbero già finito col dissolversi,
non esistendo ciò in cui si sono risolte. Inoltre il tutto
fu sempre quale ora è e quale sempre sarà; nulla esiste
in cui esso possa mutarsi, né al di là del tutto vi
è alcunché che, penetrando in esso, possa provocare
in esso un mutamento. Il tutto è costituito di corpi e vuoto.
Che i corpi esistano, lo attesta di per sé in ogni caso la
sensazione.. Se poi non esistesse ciò che noi chiamiamo vuoto,
o luogo, o natura intangibile, i corpi non avrebbero né dove
stare né dove muoversi così come evidentemente fanno.
(Lettera a Erodoto ) I corpi, perciò, esistono. La sensazione
li attesta. Insieme a ciò, nel momento stesso in cui attestiamo
così, dobbiamo ammettere che i corpi mutano, che quel che era
piccolo si fa grande, quel che era umido si fa secco, e che quel che
viveva, muore. Non esiste, per Epicuro, altra lezione se non questa
che ci viene dalla sensazione, cioè dal nostro essere vivi
e ricettivi. Nel sostanziale realismo con il quale Epicuro affronta
il problema della conoscenza, schematizzando, è possibile dire
che: Tutto è qualcosa/corpo, aggregato di atomi indistruttibili
ed eterni. (E qui, Epicuro ha necessità di porre latomo
indistruttibile ed eterno, per non cadere sotto la mannaia delleleatismo
- Parmenide - non vè nulla che derivi dal non essere)
; Tutto è qualcosa/corpo che muta. Gli atomi, si muovono senza
posa in eterno. Ciò presuppone lesistenza del luogo di
questo muoversi eterno, che è appunto il vuoto, lo spazio.
Inoltre il tutto fu sempre quale ora è e quale sempre sarà.
E merito teorico di Epicuro questarchitettura nella quale,
latomo indistruttibile ed eterno farà da composto per
altro da sé gli aggregati in continuo mutare
per niente indistruttibili e per niente eterni; ciononostante, in
tale vorticoso mutamento, niente finisce mai e niente si perde mai.
Questa sorta di quadratura del cerchio, di sistema ad entropia zero
entro il quale, veramente, è il caso di dire che nulla si crea
e nulla si distrugge, è resa possibile dal fatto che la fisica
epicurea parla della realtà delle cose a partire dal tutto,
e non a partire dalla nozione di essere; altrimenti tutte le cose
si fonderebbero su un presupposto, su un a-priori, che è quanto
dire sul nulla. Da un lato, il pensiero imperante e con il quale Epicuro
dovette fare i conti: lessere, lidea; dallaltro,
Epicuro e le cose, realtà piena attestata dalla sensazione
e perciò tutto. E se il tutto-è, e se questo tutto-che-è
comprende ogni cosa nel suo divenire, il tutto è corpo (può
mutare solo qualcosa che cè: la molteplicità delle
cose la cui natura ultima è il pieno dellatomo) e vuoto
(ciò che permette alle cose di essere nel loro divenire). Il
tutto è , infine, il mutamento stesso, la dinamica realtà
che ritaglia in ogni cosa unintangibile ( condizione delle cose,
atomo indistruttibile, eternità) ma anche un divenire, (aggregazione
e aggregati, relazioni mutevoli ed interdipendenti, tempo). Se così
non fosse, se linsieme di corpo e vuoto in continua trasformazione
non fosse tutto quel-che-cè, nulla potremmo concepire
poiché vivere è sentire, e possiamo sentire solo ciò-che-cè
. E ciò-che-cè, necessariamente, deve essere un
corpo in uno spazio. Detto in altro modo: se latomo indistruttibile
e perciò eterno non fosse la natura delle cose nel loro farsi
e disfarsi, non ci sarebbe nulla data linsostanzialità
e mutevolezza delle cose, degli aggregati; dallaltra parte,
se latomo indistruttibile ed eterno non desse luogo alle cose
fenomeniche, cosa attesterebbe la sensazione? E se la sensazione non
potesse attestare niente cosa se ne farebbe lessere umano del
suo sistema nervoso e della sua coscienza? Di più: cosa attesterebbe
di sé, vista la sua natura di cosa nel cosmo, aggregato fra
gli aggregati? Ora, fortunatamente, quello che la sensazione attesta,
quello che noi sentiamo, è che cè qualcosa e che
ci siamo noi; .. In ogni occasione infatti la sensazione attesta di
per sé che i corpi esistono, ed è necessario che su
di essa si fondi il ragionamento.. (Lettera a Erodoto, 39); qualcosa
e noi che costantemente diviene, così lo stesso atto che ci
fa vivere poiché sentiamo- ci dice anche che moriremo
che tutto cambia-. Ma morire, per Epicuro, non è una
terribile cosa da esorcizzare poiché significa soltanto che
non sentiremo più: da cui la celeberrima tesi secondo la quale
quando noi siamo, la morte non è presente, e allorquando essa
è presente, noi non esistiamo. (Lettera a Meneceo) Visto che
è per la sensazione che accediamo alla conoscenza del mondo
e di noi; e visto che morire è assenza di sensazione; chi sarà
il soggetto del morire? Vertiginoso!
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