La conoscenza e
il limite
Non separando i piaceri della vita dai
bisogni della vita, lo studio della sensazione indica la via della
saggezza. Vivere è sentire. Partiamo da qui. Anche perché,
se no, non si saprebbe letteralmente da dove partire. La sensazione,
difatti, è lunico strumento di misurazione che luomo
possiede per dire dellesistenza o della non esistenza delle
cose e di sé.
La ragione non possiede una verità sua da contrapporre o aggiungere
a quella del senso, ma ha soltanto la funzione, tutta subordinata,
di controllare le sensazioni, per superarne linevitabile parzialità
e addivenire ad una visione integrale della realtà. Del resto
la stessa ragione, e lanima di cui essa è parte, non
sono altro che aggregati atomici anchessi, formazioni naturali;
donde la proclamazione del principio generale della priorità
della natura sulla ragione, sia come criterio di verità e di
bene, sia anche come origine della umana civiltà.. Lorigine
delle cose, per Epicuro, non è mai al di là della loro
sensazione; essa -lorigine- è là nel momento in
cui si sente (senza un sistema nervoso, un cervello e dei sensi fatti
in quel particolarissimo modo, non vi sarebbe essere umano, non vi
saremmo noi in grado di sentire il mondo. In questo senso si dice
che tutto ciò insieme origina il mondo). Non che la sensazione
crei la cosa; ma il sentirla le dà forma. E poiché,
per Epicuro, non esistono cose in sé, ma ogni cosa come
abbiamo visto- è un aggregato di altre cose tutte cangianti
ed interdipendenti, ecco che, nel particolare di ogni occasione ,
ciò che la sensazione attesta a saperla leggere correttamente
(e questo insegna Epicuro) è lintreccio, la pluralità
o molteplicità delle cose stesse nella mutevolezza continua
del loro divenire. Per Epicuro tutto ciò che viene percepito
è vero e reale, poiché non vi è alcuna differenza
fra dire che qualcosa è vero e dire che questo qualche cosa
esiste.. Così, dunque, la verità non è un accordo
logico fra proposizioni compatibili, ma è un tuttuno
con la realtà; la sensazione non è affatto una costruzione
soggettiva, ma ciò attraverso cui la realtà è
per noi presente. La sensazione nasce dal contatto di due presenze,
di due corpi . Ecco, in un colpo solo, schiarito il panorama. Ecco
perché, di solito, non si capisce la sensazione epicurea. Perché,
cioè, la si legge connessa al soggetto che la sperimenta, alla
coscienza che, condizionata, la interpreta condizionatamente. Da ciò
ogni devianza. - .. la sensazione non è affatto una costruzione
soggettiva, ma ciò attraverso cui la realtà è
per noi presente. La sensazione nasce dal contatto di due presenze,
di due corpi. Per il falco che si specchia nel lago è esattamente
così: vero e reale sono indivisibili e indubitabile è
il fatto che, una volta entrato nel cerchio conoscitivo del lago,
vi è realtà, vi è verità. Da questottica
ciò che Epicuro tenta di dire è che -a determinate condizioni
che poi vedremo di interrogare- quella sensazione che sembra soggettività
espansa, non ha nulla di soggettivo, di opinione, ma rappresenta lo
strumento attraverso il quale ciò che è reale e perciò
vero si fa conoscere. Scrive Diogene Laerzio : Ogni sensazione infatti,
dice Epicuro, è irrazionale e non partecipa della memoria.
Né si produce da se stessa, né, prodotta da qualcosaltro,
può aggiungervi o togliervi alcunché. Né vi è
alcunché che possa confutarla. Non può una sensazione
omogenea confutarne unaltra omogenea in quanto ambedue hanno
lo stesso valore; né una eterogenea unaltra eterogenea,
perché non costituiscono criteri dello stesso oggetto; né
il ragionamento, perché ogni ragionamento dipende dalle sensazioni,
né infine luna può confutare laltra perché
a tutte ci atteniamo. E il fatto che la sensazione attinge la realtà
conferma la veridicità dei sensi. E un fatto che noi
vediamo e sentiamo, così come soffriamo. Per cui anche riguardo
alle cose che non cadono sotto i sensi bisogna procedere nellinduzione
partendo dai fenomeni. E infatti anche tutte le nozioni provengono
dalle sensazioni, per incidenza, analogia, somiglianza, unione, intervenendovi
anche in parte il ragionamento
Ecco, quindi, la sensazione divenire
il tramite specifico tra la materia e il suo esibirsi da un lato,
e la struttura percettiva (dei sensi e della mente) dallaltro.
Per sensazione Epicuro intende la via che conduce al conseguimento
del ben-essere nel divenire, cioè lo strumento che consente
lidentificazione autentica (criterio di verità) del modo
in cui nel cosmo si organizzano pieno e vuoto. Ma lasciamo parlare
J. Brun, che, qui, ha pagine notevoli: La sensazione è il dato
grezzo, o più esattamente, il dato per eccellenza, pertanto
la ragione non ne deve giustificare la fondatezza; per questo Epicuro
dice che le sensazioni sono alogiche, vale a dire non incomprensibili
o assurde, ma che si rifanno a qualcosa che è anteriore alla
ragione. In realtà non bisogna rendere conto alla ragione delle
sensazioni, ma alle sensazioni della ragione. Non dobbiamo, perciò,
essere troppo severi con quelli che -Plutarco e Cicerone, per esempio
- dicono che tutto ciò sembra caduto dal cielo. Plutarco: Se,
quando uno dice che un vino è aspro, mentre un altro lo trova
dolce, nessuno dei due è ingannato dalla propria sensazione,
come può il vino essere in sé aspro piuttosto che dolce?
O ancora: Si sa che spesso uno stesso bagno può essere per
alcuni bollente e per altri freddo: per gli uni bisogna aggiungervi
dellacqua fredda, per gli altri dellacqua calda.. Se allora
nessuna sensazione è più vera di unaltra, si può
dedurre che lacqua non è né calda né fredda.
Se diciamo che sembra diversa a persone differenti, si torna ad ammettere
(se tutte le sensazioni sono vere) che lacqua è sia fredda
che calda . Ah il grande Plutarco in che ginepraio si è andato
a cacciare! Talmente generalizzato fu lostracismo scatenato
contro Epicuro che perfino menti per solito acute argomentano come
ciabatte. Commenta, difatti, Jean Brun: Epicuro risponderebbe, forse,
che una sensazione è sempre una sensazione per qualcuno, lacqua
è sempre fredda per qualcuno e mai per se stessa . Ben gli
sta! A tal proposito Lucrezio scrive: Quale testimonianza è
più degna di fede di quella dei sensi? Se essi ci ingannano,
è forse la ragione che potrà deporre contro di loro,
la ragione che dai sensi è generata? Se si suppone che i sensi
siano ingannatori, la ragione stessa diventa menzognera a sua volta.
Oppure la vista sarà corretta dalludito? Ludito
dal tatto? E il tatto verrà convinto dellerrore dal gusto?
Lolfatto confonderà gli altri sensi? E gli occhi? Nulla
di tutto questo, a mio parere, a ciascun senso sono distribuiti poteri
limitati, funzioni proprie
ne consegue che i sensi sono incapaci
di esercitare un controllo gli uni sugli altri, dal momento che dobbiamo
fidarci di loro allo stesso modo. Di conseguenza le loro percezioni
di qualsiasi istante sono vere. Non la sensazione è ingannevole,
dunque, non questa sensazione, quanto lopinione che vi aggiungiamo.
E cosè lopinione? Esattamente quello stato per
cui smettiamo di essere un lago che accoglie ogni cosa per essere
una coscienza che discrimina, sceglie e giudica. E a questo punto
come lamentarci del fatto che lo specchio è rotto in mille
schegge? Ancora Lucrezio: La maggior parte di questi errori sono dovuti
a giudizi sui fatti che la mente esprime spontaneamente, facendoci
vedere ciò che i nostri sensi in realtà non hanno visto.
Poiché nulla è più difficile che il distinguere
la verità dalle ipotesi che la nostra mente vi aggiunge di
suo. Sesto Empirico: Lo specifico della sensazione è di cogliere
soltanto ciò che è presente e non di dire che loggetto
è qui in un certo modo e là in un altro . Infine, il
grande Eraclito: Non è che Eraclito critichi le sensazioni.
Egli loda anzi la vista e ludito, ma ciò che condanna
è il trasformare lapprensione sensoriale in qualcosa
di stabile, esistente fuori di noi. Lesperienza dei sensi noi
lafferriamo istantaneamente e poi la lasciamo cadere; se vogliamo
fissarla, inchiodarla, la falsifichiamo. Questo è il significato
dei frammenti che tradizionalmente vengono interpretati a sostegno
di una presunta dottrina eraclitea del divenire. Eraclito non crede
che il divenire sia più reale dellessere; crede semplicemente
che ogni "opinione è una malattia sacra", ossia che
ogni elaborazione delle impressioni sensoriali in un mondo di oggetti
permanenti sia illusionistica. Si potrebbe continuare ma, per quanto
ci riguarda, è tutto detto. Quel che il discorso epicureo sulla
sensazione pone è esattamente quanto, nella pratica del Dharma
buddhista, si chiama illusione, si chiama cecità. La pratica
del Dharma, difatti, non trova la propria specificità proprio
in questo ritornare a vedere soltanto ciò che è presente?
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