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Genjo koan - Studio dei testi tradizionali - Eihei Doghen Zenji - Taisen Dehimaru Roshi

genjokoan Zen Pratica di meditazione Centro di Vicenza  
Meditazione sul respiro  

  Testi tradizionali - Genjokoan
Del Maestro EiHei Doghen Zenji

(Autunno 1233)
Traduzioni e brevi commenti del Maestro Taisen Deshimaru

1° Frase
Quando tutte le esistenze sono il Dharma di Buddha, c'è satori o illusione, pratica o certificazione, vita o morte, Buddha e esseri sensibili.

Quando noi osserviamo il Dharma di Buddha dal punto di vista di quello che si potrebbe chiamare lo stato reale di tutti gli elementi, shoho jisso, tutte le esistenze sono la verità stessa, e la varietà dei fenomeni esprime lo stato reale della verità universale ed eterna. Ciò diventa l'affermazione del ghenjokoan attraverso la differenziazione dei fenomeni che si può chiamare illusione o satori, pratica o certificazione, vita o morte, Buddha e esseri sensibili. In generale, dal punto di vista del buddhismo che afferma le differenze delle sostanze di tutte le esistenze, noi possiamo trovare il valore reale o la verità delle nostre vite in tutte le esistenze, in tutti i fenomeni del cosmo.

2° Frase
Quando tutte le esistenze sono viste come non aventi alcuna sostanza, non c'è illusione nè satori, nè Buddha nè esseri sensibili, nè nascita nè estinzione.

Dal punto di vista del buddismo, le esistenze fenomeniche non esistono che per delle condizioni; così esse non hanno sostanza, shoho muga. Muga significa non ego, senza sostanza e senza noumeno: chi nega la sostanza, il noumeno di ciascuna esistenza, non ha nè illusione nè satori, nè Buddha nè esseri sensibili, nè nascita nè morte. Diviene così la negazione del ghenjokoan che chiamiamo Ku, la vacuità di ciascuna esistenza. Dal punto di vista del buddismo che è la filosofia del Ku, la vacuità di ciascuna esistenza. Dal punto di vista del buddismo che è la filosofia del Ku, tutte le esistenze del cosmo o la realtà (l'esistenzialità) di tutti i fenomeni devono essere negate e, anche in noi stessi, non esiste una sostanza centrale fissa immutabile.

3° Frase
Originariamente, la via del Buddha si trascende da se stessa e non ha alcuna nozione di abbondanza o di manchevolezza, di insufficenza. Ci sono tuttavia apparizione e scomparsa, illusione e satori, esseri sensibili e Buddha. Ma benchè sia così, i fiori appassiscono sia che li amiamo sia che li rifiutiamo, e l'erba cresce anche se non ce ne curiamo e non l'amiamo.

Ma in origine il punto di vista buddhista sul mondo si trascende da se stesso ed è al di là di ogni nozione di valore o di dualismo relativo al concetto di abbondanza o di scarsità. Così, ci sono nascita o morte, illusione o satori, e i Buddha e gli esseri sensibili esistono nella realtà. Ma benchè sia così, i fiori appassiscono sia che li amiamo sia che li rifiutiamo, l'erba non smette di crescere anche se la tagliamo o la detestiamo. Ma è la realtà del Ghenjokan con la quale ci confrontiamo direttamente qui e ora. Ma in effetti, quando ci confrontiamo con la nostra vita reale, scopriamo due contraddizioni: differenza e uguaglianza, o affermazione e negazione.
Come possiamo allora trovare o creare il vero valore della nostra vita reale? Così, in questo caso, dobbiamo studiare il il terzo punto di vista del Ghenjokoan che può armonizzare e risolvere questi problemi reali della nostra vita abbracciandone o trascendendone le contraddizioni.

4° Frase
E' un'illusione praticare e certificare i diecimila Dharma mettendo avanti l'ego (tramite la nostra coscienza personale).
E' il satori praticare e certificare l'ego avanzando (progredendo) con i diecimila Dharma.


Il Dharma significa le esistenze, gli esseri cosmici. I diecimila Dharma sono le innumerevoli esistenze, tutte le esistenze del cosmo. Mettere avanti l'ego, essere accompagnati dall'ego, significa con la coscienza personale.
E' un grande errore quello di agire con delle concezioni dualiste (opposte) che mettono in contrapposizione l'ego a tutte le esistenze. Praticare e certificare non sono infatti doppi ma in totale unità. Così il vero satori deve essere certificato e creato come quello di tutte le esistenze cosmiche (o fenomeni), e come quello della nostra propria esistenza. Anche se ci sforziamo di ricercare la verità universale in tutte le esistenze, tuttavia conserviamo uno spirito dualista o una concezione relativa dell'ego, tutto ciò non è che un'illusione, la condizione di esitazione e di errore di coloro che non hanno ancora raggiunto lo stato di "satori-decisione".

5° Frase
Coloro che fanno l'esperienza del satori riguardo a mayoi (all'illusione) sono tutti chiamati Buddha. Coloro che confondono il grande mayoi per il satori sono chiamati mediocri o persone comuni. In più ci sono persone che ottengono maggior satori nel satori stesso, e ci sono persone che creano maggior illusione nell'illusione.

Originariamente, non c'è una differenza fondamentale tra mayoi e il satori. Ma a causa delle differenze e livelli di esperienza degli esseri, appare la differenza tra mayoi e il satori.
L'ego, condotto da manpo, i diecimila Dharma (gli infiniti fenomeni), corrisponde alle persone che vagano da illusione a illusione. Queste persone confondono l'illusione col risveglio e sono chiamate persone ordinarie.

6° Frase
Quando tutti i Buddha sono gli autentici Buddha, essi non hanno bisogno di comprendere consciamente che loro stessi sono dei Buddha. Ma essi sono dei veri Buddha autenticati e continuano grazie alla loro pratica a rendersi autentici come Buddha.

Quando tutti i Buddha sono diventati dei Buddha essi non pensano coscientemente che loro stessi sono dei Buddha. Ciò significa che hanno ottenuto il satori. Hanno realizzato il vero satori del Buddha e il loro satori è al di là del satori stesso. Essi vivono costantemente la loro pratica e la loro certificazione e realizzano sempre il vero stato dello spirito del satori.

7° Frase
Quando ci si concentra ad osservare il colore (la forma e il colore degli oggetti) con tutto il proprio corpo e il proprio spirito e cisi concentra ad ascoltare il suono con tutto il proprio corpo e il proprio spirito, allora siamo una cosa sola con ciò che vediamo e ascoltiamo.
Anche se comprendiamo totalmente, intimamente, questo non è come il riflesso di un'immagine nello specchio, nè come il riflesso della luna nell'acqua. Se si riconesce un solo lato come reale, l'altro rimane oscuro.

8° Frase
Studiare la via di Buddha è studiare se stessi. Studiare se stessi, è dimenticare se stessi.
Dimenticare se stessi significa essere certificati da tutte le esistenze del cosmo.


Che cos'è studiare la via di Buddha? È zazen. Cos'è zazen? È studiare se stessi. Durante zazen l'ego può manifestarsi in differenti modi: il male alle ginocchia, le preoccupazioni per il futuro, desideri di cibo o di sesso. Bisogna dimenticare il proprio ego egoista. Il cielo, la terra e noi abbiamo la stessa radice. Non c'è ego al di fuori della via del Buddha e la via del Buddha è al di là dell'ego. Essere certificati da tutte le esistenze del cosmo significa seguire l'ordine cosmico, abbandonare l'ego e armonizzarsi con l'ordine cosmico.

9° Frase
Quando le persone iniziano a ricercare la via, queste sono ancora molto lontano. Ma dopo aver ricevuto la trsmissione autentica, potete divenire un vero monaco.

Il problema della vita e della morte è il più importante: occorre pensare all'impermanenza di tutte le cose. Se volete essere realmente voi stessi e diventare un vero monaco, se avete questà volontà, coloro che arrivano dopo aver attraversato montagne, fiumi, oceani, coloro che ricercano veramente la via devono mirare molto in alto e anche se ciò è molto profondo, dovete cercare di coglierlo.
La vera via non esiste in un luogo lontano, occorre trovarla nel proprio spirito, ma se vogliamo afferrare qualcosa attraverso zazen, diviene difficile.

10° Frase
Quando qualcuno va su un battello, se guarda la riva, commetterà l'errore di credere che sia la riva a muoversi; ma se il suo sguardo è intimamente posato sulla propria imbarcazione, comprenderà che è in realtà la barca ad avanzare. Allo stesso modo se cerchiamo di comprendere la natura dei fenomeni solo attraverso la nostra percezione confusa, commetteremo l'errore di credere che la nostra propria natura è eterna; inoltre, se noi ci conformiamo intimamente alla pratica corretta, e se ritorniamo alla nostra origine, allora comprenderemo chiaramente il principio della via secondo cui tutte le esistenze non hanno un ego permanente.

La prima forma di illusione di cui parla Doghen a proposito del battello, è una semplice illusione ottica. Similarmente a questa immagine, l'uomo si sbaglia totalmente sulla natura dell'esistenza che considera permanente. Il suo ripiegarsi su se stesso, il suo attaccamento a se stesso, il suo egoismo provocano nel suo spirito la percezione erronea di un ego sostanziale, permanente e sempre identico, e di conseguenza si attacca a dei problemi vani e superficiali lasciandosi così allontanarsi inesorabilmente dalla vita.

Continueremo l'inserimento dei testi nei prossimi giorni!


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