Introduzione
"MAESTRO ZEN"
di Salvatore Haku Ho Sottile
Il tempo di Epicuro è straordinariamente simile al nostro; e
lepicureismo si chiama oggi buddhismo. ( Innocenti, Epicuro, La
Nuova Italia) Della scienza della natura non avremmo bisogno, se sospetto
e timore delle cose dei cieli non ci turbassero, e non temessimo che
la morte possa essere per noi qualcosa, e non ci nuocesse il non conoscere
i limiti dei dolori e dei desideri (Massime capitali, XI) Epicuro allamico
Idomeneo: Era il giorno beato e insieme lultimo della mia vita
quando ti scrivevo questa lettera. I dolori alla vescica e dei visceri
erano tali da non poter essere maggiori; eppure a tutte queste cose
si opponeva la gioia dellanima per il ricordo dei nostri passati
ragionamenti filosofici. Tu ora, come si conviene alla tua buona disposizione,
fin da giovinetto, verso me e la filosofia, abbi cura dei figli di Metrodoro.
(Diogene Laertio, Vita Epic., 15).
NOTIZIE
Epicuro nasce, a Samo, nel 341 a. C. Platone è
morto da sei anni e Aristotele ha da poco superato i quaranta anni.
Ventitré secoli ci separano dalla nascita di questuomo
mite che con la sua dottrina influenzò non solo la sua Grecia
ma - e in modo non superficiale sinsinuò fin dentro
il cuore dellimpero di Roma Quando Epicuro fonda la sua scuola,
ad Atene, nel 306 a. C., Atene non è più la stessa.
Non è più la stessa lintera Grecia, a dire il
vero, tanto che guarnigioni straniere i luogotenenti di Alessandro,
morto nel 323 son lì per disputarsi ferocemente il suo
impero. Se questo è il contesto storico e politico cui, necessariamente,
Epicuro corrispose qualcosa è necessario dire sulla diffusione
che ebbe lepicureismo, senza la quale poco si capirebbe dellostracismo
che gli fu opposto.
Scrive Angelo Maria Pellegrino, lapidario: Un pensiero che, contrariamente
a tanti altri, non ha mai fatto e non può fare male a nessuno
Uno fra i pensatori più amati e odiati di tutti i tempi, senzaltro
il più mistificato, equivocato, vilipeso, il cui pensiero è
come un incubo nella storia del cristianesimo. Lepicureismo
si diffuse in tutto il bacino del mediterraneo
diffondendo la
cultura da Atene al mondo antico, coi nuovi e più fiorenti
centri di Pergamo, Antiochia, Rodi, Alessandria
Ma fu soprattutto
Roma a esserne conquistata. Lepicureismo vi fu conosciuto probabilmente
quando il suo fondatore era ancora vivo, ma è soprattutto nel
I secolo a. C. che si diffonde tra i Latini
Nelle opere in cui
Cicerone tratta di problemi connessi con la filosofia, si trovano
continui riferimenti allepicureismo che testimoniano limportanza
che tale dottrina doveva avere in quel tempo. Ed è proprio
lepicureismo che dà vita ad una delle più belle
opere della lingua latina, il De rerum natura di Lucrezio.
Epicuro muore nel 270 a. C., alletà di settantuno anni.
E muore, come abbiamo detto, chiamando quel suo ultimo giorno, questo
giorno beato. Ecco cosa scrive Diogene Laertio per loccasione:
... Morì di calcoli renali dopo quattordici giorni di malattia,
come scrive Ermarco nelle lettere. Ermippo riferisce che Epicuro in
punto di morte, entrato in una tinozza di bronzo piena di acqua calda,
chiese del vino puro e lo bevve dun fiato. Dopo aver raccomandato
agli amici di non dimenticare il suo pensiero spirò.
UNA NOBILE COINCIDENZA
Lidea che mi dirige è la seguente: mettere
in circolo il nostro essere greci (filosoficamente parlando) e praticanti
del Dharma insieme, indagando una dottrina - quella epicurea - che
presenta forti analogie con quella buddhista.
Quanto si tenterà, difatti, è molto semplice. Semplice
e, in certo modo, privato.
Fanno parte della storia della mia vita, difatti, questi incontri
(Epicuro e lo Zen) tanto che, a prima vista, dovrebbero solo a me
interessare. Poi, guardando bene, si ha come limpressione che
non poteva che essere così, che questo è lincontro
(insieme agli altri, innumerevoli) del Dharma con lOccidente.
Fare emergere, volta per volta, le caratteristiche di tali incontri
renderà fecondo il Dharma nella terra che, culturalmente, non
può che essere detta dei Greci; fecondo e, come tutti auspichiamo,
carico di frutti.
Questo non potrà avvenire fino a che sussisterà (a volte
perfino in chi lo pratica) lidea che il Buddhismo sia totalmente
altro e che i suoi fondamenti sono stati del tutto sconosciuti agli
uomini dellOccidente. Come si vedrà questa idea non risponde
al vero. Questo non vorrà dire procedere lungo la strada (oggi
assai battuta) dellomologazione: Epicuro resterà Epicuro
e lo Zen (nel caso specifico) non sarà altro che Zen. Tuttavia,
saper riconoscere lo spirito delle cose dette e non fermarsi alle
parole con le quali quelle cose sono state dette è, io credo,
assai utile.
Il tesoro, come sappiamo, è ovunque; differente potrà
essere la stratificazione dalla quale lo si dissotterrerà.
Questa è la nobile coincidenza: che ognuno nel proprio tempo
storico (Buddha muore nel 479 a. C., Epicuro nel 270 a.C.), in contesti
sociali assai caratterizzati (lIndia di Sakyamuni non è
la Grecia ellenistica), due uomini abbiano percorso un cammino di
conoscenza e di luce assai simile; e che, alla fine di questo ventesimo
secolo, essi siano ancora, e di nuovo, carne e vita di altri uomini,
luce e conoscenza. E, il nostro, oggi nostro di praticanti
del Dharma -, un compito immane. Porre le basi affinché il
Dharma in Occidente venga percepito come familiare alle necessità
di un vivere giusto (come, a suo tempo, è avvenuto per il Cristianesimo)
richiede tempo, intelligenza, creatività e una grande umiltà
di pratica. E non siamo che agli inizi.
INTRODUZONE
Non per finta filosofare, ma filosofare
per davvero è necessario: perché non di sembrare sani,
ma di vera salute abbiamo bisogno. (Vaticane 54) Come infatti nulla
giova la medicina se non libera dai mali del corpo, così neanche
la filosofia se non libera dalle passioni dellanima. (Lettera
a Pitocle) La vera salute è, per Epicuro, il rendersi liberi
dai bisogni per quanto concerne il corpo e dalle passioni per quanto
riguarda lanima. Il fine della vita delluomo è
la vita beata, la vita santa, dove qui santa è un altro nome
di vita felice. Giacché, per Epicuro, niente separa la felicità
dalla santità, vale a dire laspetto soggettivo (la felicità)
da quello oggettivo (la santità) del vivere. La sua etica è
tutta qua. Ciò che costituisce il nodo della filosofia morale
di Epicuro si trova perfettamente espresso allinizio della lettera
a Meneceo. Il piacere non è cosa diversa dalla vita; non cè
da scegliere tra questo e altri beni. E continua, con una riflessione
che è tutta da meditare: Non bisogna separare i piaceri della
vita dai bisogni della vita, il bisogno che costituisce il nostro
essere dal piacere che è il nostro essere. E non a caso Epicuro,
che nella propria vita aveva ridotto al minimo il bisogno di nutrirsi,
cita il nutrimento come il primo dei tre piaceri fondamentali. E
soltanto tramite una deduzione lontana che, per lidealista,
la conservazione della vita rientrerà nellordine dei
doveri (doveri verso se stessi, verso gli altri..), e per una filosofia
come lo stoicismo la soddisfazione dei nostri bisogni rimane infine
irriducibile al compimento dei nostri doveri. Lidealismo comincia
col separare luomo dalla sua vita fisica, poi pretende di ritrovarla...Ciò
che è la pietra dinciampo dellidealismo, per il
pensiero dEpicuro è il fondamento più solido.
La cornice, la grande cornice entro la quale Epicuro si trovò
ad operare, cornice a cui nella storia della filosofia si dà
il nome di idealismo, vedeva in ogni cosa esistente lombra o
la copia di un originale - appunto lIdea di quellesistente
situato altrove; esistente necessariamente imperfetto a causa
di quel che fa vivente un vivente, vale a dire per la particolarità
del suo esistere (si tratta proprio di questo uomo, e non dellUomo),
sia, e ancor di più, poiché questo esistente pretende
di mutare, è bagnato nel fiume del divenire. Per questa radicale
incapacità di ogni idealismo (a partire dai capiscuola Platone
ed Aristotele) di amare lesistenza, imperfetta e mortale, si
finì necessariamente col segmentare la realtà in più
piani e in più gerarchie: mondo terreno, o del mutamento mutevole;
mondo astrale, o del mutamento immobile; e mondo divino o dellassolutamente
immobile. Da cui deriva lesattezza delle diagnosi di Fallot
e di Festugiére: - Lidealismo comincia col separare luomo
dalla sua vita fisica, poi pretende di ritrovarla; - Il movimento
spirituale sorto dal platonismo è una fuga verso laldilà,
unevasione. Se il Bene fosse una realtà in sé,
dovrebbe esserci una realtà spirituale distinta da quella materiale,
una divinità distinta dalla natura
Epicuro invece nega
ogni distinzione di questo genere; per lui realtà è
soltanto il corpo, di realtà incorporea non si può parlare
che a proposito del vuoto
Non sostenete più la dualità!,
sembra dire lo zoticone di Samo (come qualche non zoticone lo chiamava)
ai seguaci delle altre filosofie, le filosofie della volontà
(stoici e non sembri paradossale- cirenaici) e dellidea
(platonici); non sostenete più la dualità poiché
proprio questa allontana la felicità, lequanimità,
il non turbamento e rende infernale la vita che di per sé è
santa. Nel Giardino, come si chiamò la sua scuola, la figura
di Epicuro è stata quella del salvatore venuto a disperdere
le nebbie della superstizione e a liberare gli uomini dal dolore.
La sua, difatti, non fu una filosofia teoretica, ma insegnamento che
aveva a che fare con la complessità del vivere e del morire;
vivere e morire che aveva come fine la figura del saggio imperturbabile,
delluomo illuminato. Ed anche in chi, studioso di Epicuro, fraintende
il senso del nirvana buddhista, sorge il sospetto che, tutto sommato,
si stia esplorando lo stesso universo. Ecco cosa scrive, per esempio,
proprio il Festugière che poco capisce del nirvana, incappando
in una terminologia, malgré lui, stupefacentemente Zen: La
saggezza, per Epicuro, è vita spirituale, e lesercizio
della saggezza è la pratica di questa vita. Epicuro è
tuttavia troppo greco per pensare che la guarigione dellanima
possa essere raggiunta in solitudine. Per questo, è necessario
un medico, bisogna sentire accanto a sé il calore dellamicizia:
è dunque indispensabile che si costituisca quella società
ideale di un maestro attorniato dai discepoli.. Lo scambio intellettuale,
il sostegno reciproco degli affetti, non portano soltanto a rafforzarsi
reciprocamente nella ricerca di una scienza astratta, ma sono essi
stessi il fine: è in questo cuore a cuore che risiede la pace
dellanima, cioè la perfetta eudemonia. La questione del
bene e la sua identificazione con il piacere ; lidentificazione
di questo piacere con lassenza di dolore; il ravvisare questa
assenza di dolore soprattutto nella liberazione dellanima da
ogni conflitto e del corpo da ogni bisogno; ecco i passaggi centrali
dellinsegnamento etico epicureo. Ed ecco come quel piacere,
per secoli oggetto di scherno (a prima vista puro edonismo e massima
espansione della soggettività), diventa quel che veramente
in Epicuro è: atarassia, satori, tutto sommato indifferente
alle dinamiche della coscienza individuale, tanto che, come diremo
più avanti, facente parte dellaspetto oggettivo dellesistenza,
accanto alla fisica, alleternità e allatomo. (Ed
ecco rendersi leggibile la beatitudine di cui parla Epicuro allamico,
nel suo ultimo giorno). Vi è, qui, una ripresa forte di quella
concezione della filosofia come medicina dellanima; e se il
Buddha proporrà quattro verità che da allora si diranno
nobili, Epicuro offrì il tetrafarmaco, la medicina sua quadripartita
per la cura degli affanni delluomo.
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