Appendice Terza
Alcune sentenze vaticane
La necessità è un male; ma non cè alcuna
necessità di vivere nella necessità. XIV. Non nasciamo
che una volta, due non ci è concesso, e poi ci è forza
necessario non essere più per leternità; e tu,
che pur non sei padrone del tuo domani, procrastini la gioia; così
la vita se ne va mentre sindugia, e ciascuno di noi giunge alla
morte senza mai aver goduto la pace. XVIII. Se si sopprime il vedersi,
il conversare, la continua vicinanza, si dissolve anche la passione
amorosa. XXIII. Ogni amicizia è desiderabile di per sé,
anche se ha avuto il suo inizio dallutilità. XXV. La
povertà che si misura sul fine secondo natura è una
grande ricchezza, mentre la ricchezza che non conosce misura è
una grande povertà. XXVII. Nelle altre occupazioni si raggiunge
sì e no il frutto quando le abbiamo portate a termine; nella
filosofia invece la gioia si accompagna allo stesso atto del conoscere;
il godimento infatti non viene dopo lapprendere, ma lapprendere
e il piacere procedono di pari passo. XXXIII. Ci grida la carne: non
aver fame, non aver sete, non aver freddo. Chi ottenga questo e possa
sperare di continuare a ottenerlo, potrebbe gareggiare in felicità
con lo stesso Zeus. XXXIV. Non abbiamo tanto necessità dellaiuto
degli amici quanto della fiducia nel loro aiuto. XXXV. Non bisogna
guastarsi ciò che si ha col desiderio di ciò che non
si ha, ma riflettere che anche questo che si possiede faceva parte
dei nostri desideri. XL. Chi dice che tutto si verifica per necessità
non ha niente da rimproverare a chi nega che tutto avvenga per necessità:
giacché afferma che questo stesso avviene per necessità
XLI. Bisogna insieme ridere e attendere alla filosofia, alle occupazioni
a noi proprie e allesercizio di tutte le nostre facoltà,
senza mai smettere di proclamare le massime della retta filosofia.
XLII. Il sopravvenire del massimo bene si verifica contemporaneamente
alla liberazione dal male. XLVIII. Sforzarci, fino a che siamo in
vita, che lultimo tratto sia migliore del precedente; giunti
alla meta, moderatamente rallegrarci. LIII. Non si deve invidiare
nessuno: i buoni non meritano che li si invidii; quanto ai cattivi,
più essi hanno buona fortuna e più rovinano se stessi.
LXVIII. Niente è sufficiente a colui cui il sufficiente non
basta.
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